Van Gogh secondo Vincent: un diario in lettere

 

Van Gogh – Sulla soglia dell’Eternità è un film basato sulle molte lettere che il pittore scrisse nella sua vita. Attraverso la corrispondenza con il fratello, si può ricostruire un ritratto fedele del pittore Van Gogh e dell’uomo Vincent.

In Van Gogh – Sulla soglia dell’Eternità, disponibile dal 3 gennaio nei cinema, emerge il carattere altruista del genio folle. Vincent era talmente proteso verso l’Altro che non solo donò ai posteri i suoi capolavori, ma scrisse anche una sorta di diario giornaliero sotto forma di lettere. Ogni pagina è come un quadro della serie “Autoritratti”, restituisce un aspetto diverso perché diversa, di volta in volta, era la percezione di se stesso.

Nella sua vita scrisse in totale 821 messaggi di cui 668 indirizzati al fratello prediletto Theo. Quindi, l’incipit della maggior parte della sua autobiografia in forma epistolare comincia con “Caro Theo” che in realtà è da leggere idealmente come “Caro Vincent” o “Caro Van Gogh” vista la sua natura di monologo introspettivo piuttosto che di dialogo.

Van Gogh primo critico di se stesso tra esaltazioni e sfiducia

Attraverso il fitto carteggio, il precursore dell’espressionismo parla a se stesso di se stesso. Sia di Vincent in quanto uomo, delle sue piccole gioie o delle più frequenti angosce: “È veramente un fenomeno strano che tutti gli artisti, poeti, musicisti, pittori, siano materialmente degli infelici…anche quelli felici”, sia di van Gogh in quanto pittore talentuoso.

Le lettere raccontano non solo la sua vita, ma anche la sua pittura. L’insieme dei testi rappresenta un trattato dettagliatissimo dell’opera di Van Gogh. Sono descritti, infatti, tutti gli stadi della realizzazione di un quadro: dall’ispirazione fino al primo schizzo, l’osservazione prolungata, l’ansia di fermare la luce sulla tela, i dubbi e le contraddizioni dell’arte.
“Non posso, nella mia sofferenza, fare a meno di qualcosa di più grande di me e che è la mia vita: la potenza di creare”.

“Vorrei dipingere degli uomini o delle donne con un non so che di eterno”.
“Caro Theo, mi sono rimesso al lavoro, anche se il pennello quasi mi casca dalla mano; e ho dipinto tre grandi tele. Sono immense distese di grano sotto cieli tormentati, e non ho avuto difficoltà per cercare di esprimere la tristezza, l’estrema solitudine”.

Afflitto ma sempre lieto

Nonostante la fragilità della sua anima, incline molto spesso alla tristezza e all’angoscia, Van Gogh alla fine delle lettere si firmava “afflitto ma sempre lieto”. Espressione che riassume tutto il suo atteggiamento nei confronti della vita, in cui si vedeva come un umile pellegrino (Vincent) sofferente, ma contento per la strada difficile da percorrere (la pittura) in attesa di raggiungere la sua meta (Van Gogh).

Attraverso la scrittura, il pittore traccia la mappa di un percorso che conduce a se stesso. Sono le parole, oltre che i quadri, a sollevarlo spesso dal suo dolore perché hanno lo stesso carattere misterioso della luce, dei colori e dei volti.

In Van Gogh – Sulla soglia dell’Eternità, nelle sale dal 3 gennaio, il protagonista insegue per tutta la vita il segreto del mondo, soffrendo ma esultando di gioia nel tentativo di svelarlo, “come l’allodola che non può fare a meno di cantare al mattino, anche se l’anima talvolta trema in noi, piena di timori”.

 

2018-12-27T08:05:21+00:00
AL CINEMA
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