La follia è una benedizione per l’arte

 

L’estro creativo spesso è accompagnato da disturbi psichici. Il film Van Gogh – Sulla soglia dell’Eternità è una lenta discesa nella pazzia di Van Gogh. Oltre a quella di Vincent, la storia dell’arte presenta altri esempi di pittori famosi per la loro follia.

L’ultimo film di Julian Schnabel, Van Gogh – Sulla soglia dell’Eternità, al cinema dal 3 gennaio, si approccia in modo sincero e originale alla complicata personalità di Van Gogh il “pittore pazzo” per eccellenza. L’artista che amava il giallo tanto da ingerire i tubetti di colore (in realtà nel tentativo di avvelenarsi) e creatore della tormentata Notte stellata, dai trent’anni in poi, fu visitatore abituale degli istituti psichiatrici.

In una scena del film, in cui si mostra uno dei suoi periodi trascorsi al manicomio di Saint-Rémy-de-Provence, Vincent si sta sottoponendo a una seduta di “doccia gelata” obbligatoria insieme a un altro paziente. Quando quest’ultimo gli chiede se fosse un pittore e se tutti i pittori fossero pazzi, van Gogh gli risponde: “Solo quelli bravi, degli altri non so…”.

“La follia è una benedizione per l’arte”

Gli storici dell’arte, tuttora, non sono riusciti a mettersi d’accordo circa la diagnosi della malattia mentale del pittore olandese. Sono state formulate diverse ipotesi al riguardo: chi dice fosse affetto da schizofrenia, bipolarismo, epilessia. Altri, invece, sostengono la tesi della porfiria acuta intermittente, una rara malattia genetica.

Van Gogh era perfettamente cosciente del suo stato alterato, anche se non riusciva a spiegarlo: “Sono certo di essere circondato da uno spirito funesto…un essere invisibile. Non lo vedo, lo sento, mi parla, mi minaccia e tutto ciò che vuole, è affondare un coltello nel mio cuore”. Alternava stati di tranquillità a eccessi d’ira, violenza, autolesionismo, crisi allucinatorie.

“A volte dicono che sono pazzo, ma una vena di follia è una benedizione per l’arte”. Per il pittore post-impressionista, la follia era una lente speciale attraverso la quale guardare il mondo per scoprirne il reale aspetto. L’artista aveva il compito di mostrare agli altri, ai “ciechi”, la verità sul mondo attraverso la visione dell’arte.

Una gabbia di geni: Munch, Ligabue, Goya, Michelangelo

Van Gogh non è l’unico esempio di artista la cui genialità s’intreccia alla pazzia. Si pensa che Munch fosse affetto da disturbo paranoide-schizoide, e nel 1908, dopo aver dipinto L’urlo che aveva visto, una sera, materializzato davanti a sé, si ricoverò in una clinica psichiatrica. Ligabue era un habitué dei manicomi fin dalla giovinezza; stravagante, violento, autolesionista, compulsivo-ossessivo, chiamato “el matt” dai compaesani. Goya era affetto da encefalopatia che gli provocava disturbi della personalità, bipolarismo e stati allucinatori.

La follia di questi geni, tuttavia, si riesce a cogliere anche dallo spirito delle opere: il tratteggio tormentato, i colori violenti, le figure da incubo. Invece, chi mai darebbe del pazzo a Michelangelo osservando i suoi quadri? Eppure, anche lui soffriva di disturbi mentali, in particolare, una profondissima depressione che ne alterava la personalità e sfociava spesso in manie suicide.

La follia come unico mezzo per liberare l’anima e creare opere d’arte immortali è uno dei temi di Van Gogh – Sulla soglia dell’Eternità dal 3 gennaio al cinema, in cui lo spettatore è costretto, in prima persona, a guardare il mondo attraverso le visioni del “pittore pazzo”.

2019-02-01T15:41:54+00:00
AL CINEMA
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