Julian Schnabel: una vita intensa tra arte e cinema

 

Con Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità, Julian Schnabel prosegue un percorso che lo ha sempre portato a interessarsi alle biografie di personalità particolari o controverse e che continua a sottolinearne la grande sensibilità come cineasta e artista.

In Van Gogh – Sulla soglia dell’Eternità, in uscita il 3 gennaio nelle sale italiane, Julian Schnabel mostra una cosa fondamentale: che l’arte può, molte volte, salvarti la vita. Il grande pittore olandese – protagonista assoluto del suo ultimo film – d’altronde lo sosteneva: “L’unico momento in cui mi sento vivo è quando dipingo”.

L’arte è la vita

Schnabel, oltre che a essere uno straordinario cineasta, è anche un celebre pittore e quindi è quasi scontato che con immensa sensibilità comprenda ogni angoscia di chi sente il bisogno di fare dell’arte la sua ragione di vita. Nato nel 1951 a Brooklyn, è uno degli artisti più famosi della scena newyorkese. Nel 1978 ha viaggiato molto in Europa, rimanendo particolarmente colpito dall’architettura di Antoni Gaudí. Quello stesso anno ha realizzato il suo primo quadro, The Patients and the Doctors. La sua prima mostra personale ha avuto luogo alla Mary Boone Gallery di New York nel Febbraio del 1979. I lavori di sono stati esposti in tutto il mondo e presentati in numerose mostre personali.

Attraverso le sue parole è possibile capire come l’arte sia il fulcro di una visione del mondo per la quale sia possibile trascendere ogni volta l’elemento naturale: “Tutti abbiamo una malattia terminale che si chiama vita. La pittura è una pratica che in un certo senso affronta la morte, perché è connessa alla vita ma in modo diverso, riuscendo a farti accedere ad un’altra dimensione. L’arte può superare la morte”.

È tutto già presente in natura

L’amore per la pittura porta Schnabel a scrivere e dirigere nel 1996 il film Basquiat, sull’artista newyorchese Jean-Michel Basquiat, presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. È il suo esordio come regista: un lavoro che, da quel momento, capisce di amare come mai prima di allora.
Il suo secondo film, Prima che sia notte, è invece basato sulla vita dello scomparso scrittore cubano in esilio Reinaldo Arenas; ha vinto sia il Gran Premio della Giuria che la Coppa Volpi per il miglior attore assegnata a Javier Bardem al festival di Venezia del 2000.

Nel 2007, con Lo scafandro e la farfalla, vince inoltre il premio per la miglior regia a Cannes e ai Golden Globes, ottenendo anche quattro candidature agli Oscar. Sono tutti lavori che aiutano a comprendere come l’interesse di Schnabel si concentri soprattutto sulle vite di personalità particolari o controverse.

E infatti anche Miral, uscito nel 2010, è un racconto tratto dal romanzo autobiografico della giornalista e scrittrice palestinese Julia Jebreal. Non si può quindi non considerare Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità, ultima sua opera – nelle sale a partire dal prossimo 3 gennaio – il naturale proseguimento di un progetto chiaro e lampante.

Come recita nel film il suo protagonista, Schnabel non fa altro che applicare ogni volta un principio secondo lui necessario per la creazione artistica: “È tutto già presente in natura, io devo solo liberarlo”.

2018-12-27T08:06:52+00:00